09
Ottobre

Vincono il Nobel per la fisica gli inventori delle lampadine Led a basso consumo

Pubblicato in Dal mondo

“Le lampade a incandescenza hanno dato luce al XX secolo, quelle a Led illumineranno il XXI”. Con questa breve spiegazione il premio Nobel per la fisica 2014 è stato assegnato a tre scienziati giapponesi (Isamu Akasaki e Hiroshi Amano della Nagoya University, e Shuji Nakamura dell’Università della California Santa Barbara) per le loro ricerche sui diodi a luce blu che hanno aperto la strada alle nuove fonti luminose più efficienti, che possono funzionare anche a bassa tensione con l’energia fornita da un pannello solare fotovoltaico: “Con l’arrivo delle lampade a Led ora abbiamo lampadine molto più efficienti e che durano molto di più rispetto alle vecchie fonti luminose”, afferma la giuria del premio dell’Accademia svedese delle scienze. Perché la scoperta è tanto importante? Si considera che i LED blu a basso consumo rappresentino una svolta per il risparmio energetico e la riduzione dell'impatto ambientale. Un'invenzione che può essere considerata una delle più importanti della fine del ventesimo secolo, perché di fatto sta permettendo proprio in questi anni di passare dalle lampadine a incandescenza, che consumano molta più energia e durano poco, alle lampadine a LED di lunga durata e a basso consumo. Scoperta che, quindi, rispetta appieno lo spirito del Premio Nobel, che va a idee che portano grandi benefici per tutta l'Umanità. “Circa un quarto della produzione di energia elettrica mondiale è impiegata per accendere le lampadine, i Led possono contribuire a risparmiare le risorse del pianeta”. Da trent’anni gli scienziati lavoravano sui diodi a luce rossa e verde, ma senza quelli a luce blu non si potevano creare lampadine a luce bianca. Akasaki, Amano e Nakamura hanno identificato e separato la componente blu dai semiconduttori e “lanciato una trasformazione fondamentale nella tecnologia dell’illuminazione”, prosegue la motivazione del Nobel. Le lampadine LED stanno rivoluzionando il mondo dell’illuminotecnica e anche le città italiane si stanno attrezzando visto il risparmio che assicurano nell’illuminazione pubblica (http://leyda.it/news/dal-mondo/item/299-sensori-e-illuminazione-potrebbero-essere-la-chiave-per-migliorare-le-finanze-pubbliche).

Dopo il successo dei tre premiati la ricerca è ovviamente andata avanti e oggi il record più recente appartiene a LED capaci di generare 300 lumens per watt; in confronto, una tradizionale lampada a incandescenza arriva a 16 lm/W, mentre quelle fluorescenti a 70 lm/w. La nota stampa della commissione per il Nobel fa notare che "circa un quarto dell'elettricità mondiale è usata per l'illuminazione", e ciò fa intuire l'importanza di questa scoperta.

Non c'è solo l'illuminazione in senso stretto, inoltre: "Oggi i LED basati sul nitruro di gallio rappresentano la tecnologia dominante per gli schermi a cristalli liquidi in molti telefoni cellulari, tablet, notebook, schermi per computer, televisori e altro". Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura, in altre parole, hanno reso possibile un risparmio energetico mondiale di grandissima portata. Non solo, il loro lavoro ha anche reso possibile la creazione dei moderni smartphone e tablet - e dei loro grandi schermi. Chi ha in casa un televisore con retroilluminazione a LED deve ringraziare questi scienziati, perché il LED blu efficiente è, di fatto, uno dei fulcri su cui poggia tutta la tecnologia moderna. Il Nobel del 2014 è quindi del tutto meritato.